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Cocinar, comer y beber en Albacete

Panino dell'Erasmus

Ovvero, cucinare, mangiare e bere qui ad Albacete. Diverse sono state le vicende culinarie un po’ fuori della norma. Beh cominciamo con la cosa più normale: lasciar preparare a Omar il pranzo del giorno. :P

Lo vedete qua sopra, ci starebbe bene nella serie dei cibi “not-too-fast” del blog. :) La ricettina del paninetto più grasso degli Erasmus italo-spagnoli del 2012, scritta a due mani:

Panino zozzo dello studente in Erasmus

Aprite alcune salsicce a metà lasciandole aperte a libro, tagliate a tocchetti un peperone rosso e a fette non troppo sottili una cipolla. Prendete una bistecchiera, oliatela e scaldatela.
Quando è calda iniziate a cuocere i peperoni, quando iniziano a cedere leggermente sotto la pressione di una forchetta aggiungete le cipolle salando il tutto. Omar qui non riesce ad essere molto preciso, sta di fatto che dopo qualche minuto sono da aggiungere le salsicce. Tenete presente che alla fine le cipolle e i peperoni devono essere cotti, ma se li cuocete troppo rischieranno di attaccarsi (oh ragà, oggi ricetta un po’ spannometrica!), quindi ogni tanto girate il tutto aiutandovi con un mestolo di legno (sennò non è divertente :) e se qualche verdura s’attacca aggiungete un po’ d’acqua e togliete dalla piastra le verdure già cotte.
Quando sarà rimasto sufficiente spazio libero tagliate un bel trancio da una baguette, dividetela in due e appoggiate nella bistecchiera il pane tagliato in modo che si abbrustolisca dalla parte della mollica e che assorba il sughetto saporitissimo della piastra.
Una volta pronta ogni parte del panino si possono montare gli ingredienti: su un lato maionese e ketchup nelle quantità che più gradite, i peperoni, le cipolle e infine la salsiccia, chiudete e… buon appetito!

Devo dire che il panino di Omar era veramente buono, ricordava un po’ quelli dei baracchini untissimi che si trovano nelle fiere, tranne per il pane che a mio avviso era decisamente migliore. ;) E poi è stato un ottimo modo di velocizzare le pratiche del pranzo, dal momento che nonostante la ricetta semi-fast abbiamo iniziato a mangiare alle 15.30! Credo che anche Pedro si sia stupito di noi quel giorno. :)

Continuiamo con la carrellata di avventure culinarie. Non tutto, come già detto qualche post fa, può essere preparato allo stesso modo qui in Spagna come in Italia, ad esempio sconsiglio vivamente di provare a fare un tiramisù sperando che venga esattamente come a casa vostra. Chiaro che se qualche spagnolo vi chiede insistentemente di preparargli un dolce tipico italiano ma il forno dell’appartamento in cui vivete non funziona un granchè, rimane poco altro da fare, ma accontentatevi del risultato, perchè non sarà spettacolare.

Ok noi non avevamo a disposizione pirofile quadrate dove montare i savoiardi con la crema, e questo era già un problema, facilmente sormontato con una ciotola di coccio circolare e spezzando un po’ di più i savoiardi. Passi anche il fatto che di palette per servire i dolci in modo decente non ce ne fossero e che ho dovuto schiavizzare Omar per montare gli albumi con la forchetta (vuoi fare il tiramisù senza frusta? fallo! :P).

La cosa che invece a mio avviso non ha funzionato per nulla è l’amalgama degli ingredienti. Non parliamo del caffè che chiaramente… Il mascarpone probabilmente non era esattamente lo stesso tipo di formaggio che troviamo da noi (la dicitura “mascarpone italiano” sinceramente non mi fa ben pensare :), non so cosa potesse esserci di tanto differente, forse la quantità di grassi, mah… e poi i savoiardi… orribiliii, sembravano quelli della sottomarca peggiore che si possa trovare in Italia. E quelli erano, altri non era possibile trovarne!

Insomma il risultato finale lo potete vedere qui sotto: un tiramisù dalla crema spumosissima, fin troppo, a dirla così sembrerebbe piacevole, ma nulla di più sbagliato, la spumosità era talmente invadente che toglieva il piacere dato dalla classica cremosità di questo dolce. Insomma flop grandioso e mi sono subito preoccupata di informare i commensali spagnoli che in Italia normalmente viene molto meglio!

Tiramisu in terra spagnola, ovvero un disastro

Altra cosa divertente è stato l’incontro con la “cantina” dei vini di Pedro. Ragazzi sto uomo ha tenuto per anni vini incredibili e tutto ad un tratto a deciso di buttare via tutto. Per ottenere questo risultato in tempi più brevi possibili utilizza questi vini, che ormai hanno passato più anni di Matusalemme nel porta bottiglie della dispensa, per cucinare.
Quando ne trova uno ancora relativamente buono lo porta in tavola e ce lo beviamo (oh beh.. abbiamo bevuto anche cose un po’ troppo passate a volte, ma a caval donato…). Tenetevi forte, parliamo di annate come il 2001 o il 1997, bevendo sti vini a luglio del 2012: 15 anni per un vino, seppur rosso, non sono mica pochi!!! Bisogna comunque dire che questi vini spagnoli hanno un loro perchè, anche se Omar continua a sostenere che alla fin fine “son tutti uguali”, sono molto decisi e corposi, a volte forse troppo barricati e di sicuro un po’ troppo vecchiotti :P, ma si capisce che dietro queste bottiglie c’è sicuramente molta attenzione e dedizione nella produzione vitivinicola.

Marques de Grinon, selezione personale, Rioja del 1997

Crianza 2001, vina Alcorta, Rioja

Come potete notare dalle foto il rosso del 1997 riporta la scritta collecion personal, il che fa intuire già molto. L’annata non è la stessa ma probabilmente si tratta di questo vino, come vedete nel ’96 ne hanno prodotto solo 100mila bottiglie ed è barricato per due anni.

Se non siete grandi esperti (come non lo ero io tra l’altro) è meglio che vi spieghi per bene che significa quello che si legge sulle loro etichette. I Rioja sono dei vini molto speciali, sono vini a “Denominación de Origen Calificada” (DOCa) e prendono il nome dalla zona dove vengono prodotti, o meglio dal Rio Oja, esattamente come il nostro Ramandolo, che è un Verduzzo, ossia preparato con uva del vitigno Verduzzo, ma per chiamarsi con questo nome speciale deve essere prodotto da uve coltivate a Ramandolo (frazione di Nimis), Nimis e parte del comune di Tarcento.

I Rioja spesso sono miscele di vini, addirittura questi possono essere sia rossi che bianchi che rosè, a differenza del Ramandolo che non può accettare miscele di Verduzzo con altri vini per chiamarsi così. Il vitigno più usato per il Rioja è il Tempranillo, altrimenti si usano Garnacha Tinta, Graciano e Mazuelo (a detta di Wiki :). Il Rioja del Marqués de Griñón immagino sia un puro Tempranillo esattamente come quello del 2001, cosa che si evince dal nome messo in evidenza sull’etichetta.
Di quest’ultimo manca ancora un particolare: la scritta “Crianza” in alto sopra la data di produzione. I Rioja si dividono in ben quattro categorie definite dall’anno di invecchiamento del vino, i più giovani si chiamano semplicemente Rioja, poi arriva il Crianza che per chiamarsi così deve invecchiare almeno due anni di cui almeno uno in rovere, poi ci sono il Rioja Reserva e il Rioja Gran Reserva che arriva a un minimo di 5 anni di invecchiamento. Glosh! Se volete approfondire sui vini di Alcorta, andate qui.

L’invecchiamento in rovere è sempre corposo, questo effettivamente tende a omogeneizzare il sapore dei vini prodotti in tal modo, e a mio avviso è una pecca. Ciononostante possiamo dire che questi sono sicuramente dei grandi vini, speriamo solo che almeno qualche produttore abbia nel tempo abbandonato questa passione sfrenta per i barrique, e che tenga i suoi vini nelle botti di rovere solo il minimo consentito dal disciplinare. ;)

Chiaramente questi vini si abbinano ottimamente a dei piatti corposi come dei brasati, per esempio, ma noi l’abbiamo assaporato assieme a una semplice ma sempre buona paella de mariscos alla Pedro, va beh qui le cose si fanno sempre in modo assurdo, ma va bene lo stesso! :)

Paella da bere con un buon rosso spagnolo invecchiato ;)

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3 Comments

  • Reply Mara 14/06/2013 at 14:31

    Paella….vino rosso…..vuoi uccidermi con un post?

  • Reply Katia 14/06/2013 at 14:36

    Nuuuu… :( Ummm, ho la sensazione che anzichè divertirti questi post ti stiano distruggendo. Mi allontanerei per qualche settimana, che tra l’altro fra poco arriva Valencia…

  • Reply Mara 14/06/2013 at 16:13

    Eh …sarà dura….ma ce la faccio….

  • Rispondi a Katia Cancel Reply


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